Psicologi & omosessualità.

Psicologi-e-omosessualita

Riporto i dati di una ricerca pubblicata sul “Notiziario dell’Ordine degli Psicologi della Puglia n.10 – aprile 2013, la cui lettura è stata per me fonte di riflessione e di approfondimento.

Ricerca APO – Atteggiamenti degli Psicologi verso l’Omosessualità.

La ricerca, denominata APO – Atteggiamenti degli Psicologi verso l’Omosessualità – è stata condotta dalla cattedra di Valutazione Clinica e Diagnosi del Prof. Lingiardi dell’Università di Roma “La Sapienza”, in collaborazione con i dott. Nardelli, Tripodi e Taurino dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, cattedre di Psicologia Clinica e Tecniche di Intervento in Psicologia Clinica dello Sviluppo e l’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia.

La finalità della ricerca consisteva nel rilevare quali siano gli atteggiamenti degli psicologi in merito all’omosessualità ed alle persone omosessuali; nello specifico indagare atteggiamenti, rappresentazioni, sistemi di credenze, modelli culturali e teorici, approcci clinici nei confronti dell’orientamento sessuale.

La ricerca è stata effettuata attraverso la somministrazione di un questionario costruito appositamente inviato tramite email al 97% degli iscritti all’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia, raggiungibili con il mezzo informatizzato.

Il questionario era composto da tre parti:
1. Una prima parte finalizzata a rilevare informazioni generale del partecipante: età, stato civile, orientamento sessuale, fede religiosa, orientamento politico, titoli di studio, ambiti lavorativi, abilitazione o meno alla psicoterapia, orientamento teorico,…
2. Una seconda parte utile ad indagare atteggiamenti dello psicologo relativi all’omosessualità ed alle persone omosessuali: posizione in merito a teorie eziologiche della letteratura, atteggiamenti verso il paziente omosessuale e in particolare verso il paziente che richiede un intervento finalizzato al cambiamento dell’orientamento sessuale, atteggiamento degli psicologi verso i colleghi omosessuali, riconoscimento dei diritti civili tra persone omosessuali e capacità genitoriali,…
3. Una terza parte adatta a evidenziare se nella compilazione del questionario vi sia o meno stata una possibile distorsione delle risposte dovuta a fattori di desiderabilità sociale.

Del campione contattato mezzo mail del 97% degli psicologi iscritti all’Ordine, ben 2947 professionisti, i questionari compilati ricevuti sono stati 314.

Una partecipazione inferiore all’11% degli iscritti, che, come dato, sebbene sia in linea con la partecipazione alla ricerca di psicologi di altre regioni come il Lazio e la Campania, ci deve far riflettere.

Di seguito i risultati ottenuti nella ricerca APO – Atteggiamenti degli Psicologi verso l’Omosessualità.

Gli psicologi che hanno risposto al questionario sono stati prettamente donne (ben l’85% del campione) di un età media di 36,2 anni. L’orientamento sessuale dei professionisti è risultato essere per il 95% circa eterosessuale, 1,6% bisessuale e 2,5% omosessuale. La maggior parte degli intervistati è “credente ma non praticante” (49,7%), con un 25% di credenti ed un altro 25% con nessuna fede religiosa. Sotto il profilo professionali l’ambito lavorativo di elezione è stato quello clinico, per il ben 74,8% del campione, svolto in un setting individuale per il 61% dei casi; tuttavia coloro i quali sono abilitati all’esercizio della psicoterapia sono solo il 32% del campione.

Anche questo dato potrebbe indurre ad una riflessione, in merito all’età media dei partecipanti alla ricerca ed in merito all’accesso e conclusione di una formazione psicoterapeutica.

In relazione alle teorie eziologiche della letteratura, agli atteggiamenti verso l’omosessualità e le persone omosessuali la ricerca ha evidenziato i seguenti dati.

Complessivamente dagli psicologi intervistati emergono atteggiamenti poco legati a concezioni patologizzanti dell’’omosessualità.

L’omosessualità, difatti, è ritenuta una variante normale della sessualità (76% del campione), e non un sintomo (87%), né una patologia (93%), né l’espressione di uno sviluppo psicologico incompleto (82%).

In merito agli atteggiamenti è stato anche indagato l’intervento psicologico finalizzato alla modifica dell’orientamento sessuale, chiedendo ai professionisti se vi possano essere delle circostanze in cui uno psicologo possa intervenire per modificare l’orientamento sessuale. Ben il 60% del campione intervistato ha risposto negativamente. Chi, invece, ha risposto positivamente (16%) ha addotto come motivazione principale casi di omosessualità egodistoica o casi in cui sia il cliente stesso a formulare tale richiesta.

Per indagare al meglio tale aspetto nel questionario vi era anche una domanda specifica “Se il cliente omosessuale esprimesse disagio relativamente al proprio orientamento sessuale (“omosessualità egodistonica”) pensa che possa essere utile un intervento psicologico rivolto alla modificazione dell’orientamento sessuale?”. In tale caso, passando ad un piano più specifico clinico inerente il disagio riportato da un cliente, più della metà dei partecipanti ha ritenuto appropriato intervenire.

In relazione agli atteggiamenti generali verso la omossessualità, indagato tramite associazioni con parole target come “Gay”, “Lesbica” e “Omosessualità”.

Non è stato possibile causa eterogenetà categorizzare all’incirca il 40% delle rispote. Di quelle categorizzate, invece, il 9% associa l’omosessualità con caratteristiche stereotipiche, come ad esempio “dolcezza”, “sensibilità”,”originalità”,…; l’8% con rappresentazione relative all’ambito della diversità ed il 6% con criticità e disagio.

Uno spunto di riflessione critica sorge dal vedere come nel 5% dei casi l’omosessualità sia associata agli uomini, come se fosse un fenomeno prettamente maschile, e solo nel 3,8,% delle risposte emerge come sia un orientamento sessuale.

Stesso metodo associativo è stato utilizzato per indagare le rappresentazioni e gli atteggiamenti verso l’omosessualità attraverso lo stimolo target “Gay” e “Lesbica”; la parola Gay il 14% dei partecipanti associa la parola omosessuale come orientamento sessuale ed in seguito l’11% conduce ad una rappresentazione stereotipica. Anche per il termine “Lesbica” emergono in maggioranza parole relative a “donna” nel 24% dei casi e relative a caratteristiche stereotipiche nel 10%. Un dato su cui riflettere è il 4% di risposte che associano il termine lesbica a termini come “maschio”, “maschile” e simili; ciò induce a pensare alla presenza di una concezione dove prevale una confusione tra orientamento sessuale ed identità di genere.

In relazione, infine, agli atteggiamenti relativi a questioni politico sociali, come i diritti civili delle persone omosessuali, emergono le seguenti evidenze.

L’84% del campione sia favorevole all’approvazione di una legge che consenta alle coppie omossessuali di sancire le loro unioni civili; il 60% del campione ritiene inoltre che le persone omosessuali possano essere buoni genitori ed, infine, quasi il 98% del campione ritiene che uno psicologo omosessuale possa essere un valido collega.

L’ultima parte del questionario indagava la desiderabilità sociale, che nel caso specifico non ha distorto i dati rilevati, ad accezione fatta degli item relativi al quanto lo psicologo si sentisse preparato su tematiche relative all’omosessualità.

Quali possibili spunti di riflessione in seguito alla ricerca APO – Atteggiamenti degli Psicologi verso l’Omosessualità?

La preparazione degli psicologi emerge, quindi, come uno spunto di riflessione ed un punto da cui poter partire per programmi futuri di formazione ed aggiornamento. Una scarsa preparazione, infatti, sembra essere suggerita dall’alta frequenza di risposte “non so” per esempio negli item relativi alle ipotesi eziologiche, teorie esplicative.

Ciò che emerge dalla ricerca condotta è la necessità di fornire ai professionisti della salute mentale una formazione maggiormente adeguata relativa ad un bagaglio teorico-metodologico-formativo e pratico-esperenziale che tenga conto delle evidenze scientifiche che hanno depatologizzato l’omosessualità.

L’omosessualità non è una patologia; ciò su cui sarebbe necessario formarsi e confrontarsi di più è l’omofobia sociale ed il minority stress.

L’omosessualità non è una condizione patologica, e seppur egodistonica non è ugualmente patologica di per se stessa, ma sono le condizioni di omofobia sociale e stigma sociale che possono portare a viverla con disagio.

Dalla ricerca, che invito a leggere integralmente tramite la versione online del Notiziario dell’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia sul sito: http://www.psicologipuglia.it emerge sicuramente un invito al confronto, alla ricerca ed alla diffusione della conoscenza.

FONTE: “Notiziario dell’Ordine degli Psicologi della Puglia”, n.10 Aprile 2013 – “L’atteggiamento degli psicologi nei confronti dell’omosessualità. Report sull’indagine svolta in Puglia”, Vittorio Lingiardi, Alessandro Taurino, Emilio Tripodi, Michele Giovanni Laquale, Nicola Lardelli.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Cookies help us deliver our services. By using our services, you agree to our use of cookies. More Info | Close