Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi.

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Avrò chiuso la porta di casa? Avrò spento il gas?

Magari sappiamo di averlo fatto bene, tuttavia torniamo a controllare per accertarcene.

Mi sarò lavato bene le mani? Sarò pulito o sarà rimasta qualche traccia di sporco?

E’ tutto in ordine?

Semplici domande, che tuttavia dall’essere delle semplici rassicurazioni, a volte,  si trasformano: si mostrano rigide, eccessive in frequenza ed intensità, sino a diventare delle vere e proprie ossessioni che pregiudicano la qualità della vita dell’individuo e si configurano altrettanto spesso come un vero e proprio disagio: il Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Ma quando possiamo parlare di Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Nel Disturbo Ossessivo Compulsivo questi pensieri diventano rigidi e si rispecchiano in:

  • pensieri ossessivi: pensieri, immagini, rappresentazioni che si impongono autonomamente nella mente della persona in maniera persistente e ripetuta; la persona non riesce ad ignorarli ed a allontanarli risultandone quindi infastidita, spaventata e provando malessere e disagio.
  • azioni compulsive: sono azioni, o sequenze di azioni – rituali, che la persona sente di dover compiere ripetutamente senza potersi interrompere o limitare. Il soggetto seppur comprenda che il suo comportamento sia privo di senso ed esagerato, non può esimersi dal metterlo in atto ed, qualora, tenti di diminuire tali rituali non vi riesce.  I rituali, difatti, hanno la apparente funzione per la persona di limitare un disagio, un ansia, un emozione intollerabile oppure di prevenire o impedire l’accadere di determinati eventi.

Ma si può curare il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

Vi sono nuove evidenze scientifiche che mostrano come la Terapia Cognitivo Comportamentale – CBT – rappresenti la metodologia psicoterapeutica maggiormente efficace nel trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

Sono stati riscontrati anche nuovi progressi nella Terapia Cognitivo Comportamentale – CBT – specifica per tale disturbo. Presso la Concordia University decine di ricercatori parteciperanno alla conferenza annuale “Canadian Association of Cognitive and Behavioural Therapies”, conferenza delle Associazioni di Terapia Cognitivo Comportamentale.

Verrà presentato un nuovo progetto di ricerca riguardante l’uso della Terapia Cognitivo Comportgamentale per il trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo – OCD.

La Terapia Cognitivo Comportamentale, in sigla CBT, è ampiamente riconosciuta e rispettata come la forma di psicoterapia più efficace; tale dato emerge dalle ricerche condotte.

Infatti, anche grazie ai nuovi studi condotti presso la Concordia University, la Terapia Cognitivo Comportamentale sta rapidamente diventando un prezioso strumento utile al trattamento di stati di disagio mentali anche più severi, come ad esempio proprio il Disturbo Ossessivo Compulsivo, che nella popolazione Canadese è molto frequente, all’incirca colpisce il 3% della popolazione.

Si sta, difatti, approfondendo il “come” la Terapia Cognitivo Comportamentale, possa essere utilizzata per aiutare a contrastare e combattere le false credenze circa l’utilizzo della propria memoria; false credenze di tale tipologia sono, difatti, implicate ed invalidanti nei casi di Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC).

Il checking, ovvero le pratiche di controllo, sono un sintomo cardine del Disturbo Ossessivo Compulsivo.

La ricerca ha dimostrato che la scarsa fiducia nella propria memoria potrebbe essere un fattore che causa i comportamenti di checking, ovvero di controllo compulsivo.

Al fine di ridurre il checking - controllo compulsivo – si può effettuare un intervento finalizzato al colpire le false credenze circa la propria memoria e la scarsa fiducia riposta su di essa.

L’autore della proposta Dott. Alcolado, Phd in “Clinical Psicology” presso la Concordia University, spiega: “Il checkingcontrollo compulsivo – è un grosso problema per molte persone con disturbo ossessivo compulsivo. Esse sono spesso impossibilitate dall’ uscire di casa o dal condurre una vita normale, perché non possono fidarsi di loro stessi, non possono essere certi di aver completato in maniera adeguata e completa dei compiti semplici, come per esempio aver chiuso il gas, aver spento la stufa o aver chiuso a chiave la porta di casa”.

Queste persone non si fidano della propria memoria, del proprio ricordo di aver eseguito adeguatamente un semplice compito e perciò sono incapacitate – invalidate dalla falsa credenza che le loro azioni, o il non aver compiuto adeguatamente le azioni, possano avere delle conseguenze negative, come per esempio il bruciare la casa se si è lasciata la stufa accesa.

I ricercatori hanno intrapreso uno studio pilota, attualmente in corso, che pone questo nuovo aspetto del trattamento in pratica.

Stanno emergendo dei risultati incoraggianti. Afferma il Dott. Alcolado: “Attraverso esperimenti comportamentali che mirano a determinare se le abilità mnestiche dei pazienti siano o meno migliori di quelle che essi stessi ritengono di possedere, abbiamo raccolto la prova preliminare che tale intervento potrebbe essere incorporato nel trattamento per il checking – controllo compulsivo, indipendentemente dal fatto che il cliente abbia già lamentato problemi con la propria memoria “.

Vi sono quindi nuove ricerche nuove evidenze scientifiche a favore dell’efficacia della Terapia Cognitivo Comportamentale nella trattamento del Disturbo Ossessivo Compulsivo – OCD.

2 Responses to Psicoterapia Cognitivo Comportamentale per il Disturbo Ossessivo Compulsivo: nuove ricerche e nuovi progressi.

  1. lanza antonino scrive:

    vorrei sapere chisono i professionisti che sono preparati nello specifico nei disturbi di ansia panico e disturbi ossessivi.
    mi riferisco a professionisti che operano nella zona di catania e ragusa

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