Perfezionismo e bassa autostima nell’anoressia nervosa.

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Perfezionismo e bassa autostima sono comuni nell’anoressia nervosa anche in stato premorboso, cioè prima dell’esordio del disturbo. Così oltre a costituire caratteristiche individuali predisponenti, perfezionismo e bassa autostima, rappresentano insidiosi meccanismi di mantenimento della patologia che ostacolano il cambiamento.

L’autostima generalmente migliora a fine trattamento anche se non esplicitamente affrontata, diverso è per il perfezionismo.

Il perfezionismo sano porterebbe una persona a raggiungere standard, anche elevati, senza escludere altre aree importanti e a non perseguire con rigidità obiettivi irrealistici.

Quindi non c’è nulla di sbagliato nel cercare di raggiungere qualcosa con ambizione e determinazione, purché lo si faccia con flessibilità, ossia riconoscendo che gli errori sono esperienza comune.

Ciò non è vero nel perfezionismo patologico, dove un singolo errore viene invece visto come un fallimento globale, incrementando la frequenza a sentirsi stressati e al rimuginio.

Il perfezionismo patologico può essere riscontrato in molti disturbi e nell’anoressia nervosa è soprattutto collegato al peso, alla forma corporea e all’alimentazione, dove la costante ricerca della perfezione, che ovviamente non esiste, è rinforzata dal controllo obbligato che porta a monitorare costantemente tutto e dai pensieri di essere una persona indegna e incapace che pervadono le pazienti ad ogni minimo “errore”.

Queste infatti si giudicano in base agli sforzi che compiono che non necessariamente conducono ad una buona performance (l’eccessiva fatica porta a meno efficacia) e svalutano i successi, pensando secondo la legge del “tutto o nulla”. L’ansia di dover toccare la perfezione porta infatti al timore di non riuscirci e a ripetuti check della prestazione, problematici perché evidenziano appunto quanto la paziente non ottiene tralasciando ciò che invece ha raggiunto, incoraggiando pertanto ulteriori sforzi. Le pazienti, quindi, investono energie nel controllo della propria alimentazione, della forma corporea e del peso per raggiungere un valore personale e quando non ci riescono si descrivono come persone insignificanti. Non devono esserci errori perché sarebbe una sconfitta intollerabile, così ipergeneralizzano (un insuccesso è un fallimento globale) e valutano il loro valore in maniera dicotomica (se non sono forte allora sono una debole).

Coloro che soffrono di disturbi del comportamento alimentare vanno educate ed aiutate a riconoscere tutte le loro regole ed i pensieri che le portano a vedere la realtà in maniera distorta. Tra questi la svalutazione di qualità positive e l’attenzione selettiva alle informazioni coerenti con la visione negativa di sé e del mondo, confermandola. Inoltre sono spesso impregnate del loro passato e vanno spronate a mettere in dubbio la loro attuale interpretazione e a svilupparne poi una nuova, a giungere ad una visione più realistica quindi a non cercare sempre il negativo ma a pensare a ciò che di positivo c’è stato, c’è e potrà esserci. Perché d’altronde, se cerchi il fallimento, lo trovi.

Dott.ssa Monica Lasaracina

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