“O tutto o niente!”: come ci limita il pensiero dicotomico?

pensiero dicotomico

O “Tutto” o “Niente”, o “Buono” o “Cattivo”, o “Felice” o “Triste”,….o “Bianco” o “Nero”.

Siamo spesso abituati a pensare, come si dice in gergo comune, in bianco o nero. Questo modo di pensare è altrettanto spesso all’origine di svariati problemi nella nostra vita.

Sebbene sia a volte rassicurante pensare in questa modalità, in quanto così facendo ci sembra di avere tutte le risposte alle domande che la vita ci pone, in realtà avremmo più chances ed alternative pensando “a colori”, ovvero cercando di vedere tutte le possibili sfumature, tutte le possibili ombre esistenti tra il bianco ed il nero.

Infatti il pensare in bianco o nero ci condiziona e limita la nostra prospettiva nella percezione del mondo.

Facendo un semplice esempio: dinanzi ad un problema, pensando in bianco o nero, avremmo semplicemente da scegliere tra la risposta “A” e la risposta “B”; al contrario, pensando a colori, avremmo in più la possibilità di scegliere tra la risposta “C”, “D” e così via.

Il pensiero bianco o nero si chiama “pensiero dicotomico” e rientra nella categorie degli errori cognitivi: le cose, la realtà, gli avvenimenti sono visti in termini di categorie mutualmente escludentesi senza gradi intermedi.

Esso ci porta ad agire in maniera disfunzionale e meno adattiva nei confronti dell’ambiente esterno e di noi stessi.

Un esempi o di ciò può essere la situazione seguente: Andrea, un giovane studente universitario, dopo aver frequentato le lezioni ha da sostenere il suo primo esame; Andrea pensa “Devo assolutamente prendere un voto eccellente all’esame, altrimenti significherà che l’università non fa per me, che sono un fallito”. Andrea, in seguito ad una adeguata ristrutturazione cognitiva potrebbe incominciare a pensare “Anche se al mio primo esame non prenderò un voto eccellente, ma un voto discreto, significa che non sono un fallito, ma che sono stato comunque bravo nel superarlo e che per la prossima occasione dovrò impegnarmi di più”.

In questo caso il pensiero dicotomico e le doverizzazioni portavano il nostro protagonista a percepire una situazione non proprio perfetta come un completo fallimento.

Al contrario attraverso una modalità di pensiero “a colori”, ovvero che contempla le sfumature esistenti tra il bianco ed il nero, il nostro protagonista può percepire in maniera più adattiva e funzionale la realtà, evitare di causarsi un inutile disagio, giungere ad una maggiore flessibilità ed apertura mentale

Quindi….pensiamo a colori!.

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