Neurobiologia del Comportamento Alimentare

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Come la neurobiologia influisce sul nostro comportamento alimentare?

Quali sono i correlati neurobiologi dell’alimentazione?

Nella neurobiologia del comportamento alimentare hanno sicuramente un ruolo fondamentale due neurotrasmettitori noti come la serotonina (5HT) e la dopamina (DA).

La Dopamina (DA) è implicata nel circuito della ricompensa, infatti tutti quegli stimoli che producono motivazione e ricompensa, come del cibo gustoso, della buona musica, le sostanze stupefacenti ecc., stimolano parallelamente il rilascio di DA in un centro del nostro cervello chiamato nucleo accumbens.

Nel sistema nervoso centrale la Serotonina (5HT) gioca un ruolo importante nella regolazione dell’umore, del sonno, della temperatura corporea, della sessualità e dell’appetito ed è coinvolta in numerosi disturbi, ad esempio nella depressione. Per questo motivo chi mangia poco tende ad essere più apatico o ad irritarsi facilmente, dorme male, sente maggiormente il freddo e non ha desiderio sessuale.

L’ipotalamo è una regione importante coinvolta nello svolgimento di tutte queste funzioni e ha un duplice compito: controlla da una parte il sistema endocrino e dall’altra il sistema nervoso autonomo quindi il ritmo sonno-veglia, il mantenimento della temperatura corporea, la regolazione degli stati emotivi e l’appetito, in particolare il controllo della fame.

L’ipotalamo laterale (centro della fame) e l’ipotalamo ventromediale (centro della sazietà) equilibrandosi mantengono il set point. La leptina riveste un ruolo importante in questo processo. Questo ormone, inibitore della fame rilasciato dalle cellule grasse, regola la massa corporea agendo sui neuroni dell’ipotalamo. Infatti nell’obesità vi è deficienza di leptina, tanto che tra i fattori predisponenti ritroviamo i geni Ob che rilasciano tale ormone.

Quale relazione vi è tra la neurobiologia ed i Disturbi del Comportamento Alimentare?

Negli ultimi anni ricerche di neuroscienze hanno visto, studiando pazienti con disturbo del comportamento alimentare con risonanza magnetica funzionale (fMRI), come le anoressiche abbiano una immagine distorta del proprio corpo ma non di quello degli altri, identificando altre aree sottese al sintomo per eccellenza di questo disturbo: il dismorfismo corporeo.

In uno studio del 2008, esperti hanno riscontrato come nel cervello di persone anoressiche non si attivassero aree (giro frontale e insula) attive invece nel gruppo di controllo quando guardavano delle immagini che si riferivano al proprio corpo, dimostrando quindi nessuna attivazione del sistema attentivo né emotivo, concludendo che questa discrepanza rispetto ai processamenti percettivi ed emotivi tra i due gruppi potesse spiegare la distorsione dell’immagine corporea.

Quale, quindi, il ruolo della Neurobiologia nel Comportamento Alimentare?

Non si può dire se una disregolazione a livello neurotrasmettitoriale ed una diversa attività cerebrale siano da annoverare tra i fattori predisponenti dei Disturbi del Comportamento Alimentare, ciò che però sembra certo è che queste siano influenzate dalla sintomatologia del disturbo e dalle conseguenze fisiche dello stesso, instaurando un circuito a feedback che può essere a lungo termine ripristinato con il cambiamento, secondo il noto principio di plasticità neuronale per cui la neurobiologia determina i nostri comportamenti ma ne viene allo stesso modo influenzata quindi trasformata.

Dott.ssa Monica Lasaracina

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