Disturbi del comportamento alimentare: una lettura d’insieme.

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L’importanza di una buona condotta alimentare è spesso sottostimata.

Pensiamo alla differenza tra “fame” che ha fondamento fisiologico, e “appetito” che è invece la valutazione psicologica in ordine alla desiderabilità del cibo.

Quante volte ascoltiamo frasi come “ho lo stomaco chiuso”, “sono triste ho bisogno di un cioccolatino” piuttosto che “mangio perché mi sento nervoso”.

E quanti mangiano per noia, quasi come se il cibo fosse una compensazione o un dolce conforto in un momento di stress.

Ma che rapporto c’è tra psicologia e cibo?

E’ proprio qui che si evince la forte componente psicologica sottesa alla ricerca del cibo, quando questa non avviene per motivi fisiologici ma è innescata da stati emotivi. Per questo è fondamentale conoscere l’importanza dei processi cognitivi, emotivi e comportamentali implicati.

Tutti di fronte ai problemi possiamo tendere a mangiare, bere, fumare più o meno del solito, è ciò che corrisponde a qualcosa di transitorio.

E’ necessario preoccuparsi quando tale comportamento si trasforma in un sistema sempre più rigido e quasi senza controllo. In sintesi non è grave vedersi un po’ grassi o perdere l’appetito per qualche giorno, ma è quando l’inappettenza (o le “abbuffate”) si prolunga troppo che è meglio fare attenzione.

Abitudini e/o credenze erronee che riguardano il cibo caratterizzano uno dei precursori dei disturbi del comportamento alimentare (DCA), problematica diffusa soprattutto nelle giovani donne e che molti conoscono come Anoressia e Bulimia.

Laddove vi siano dei fattori predisponenti (esempio bassa autostima, perfezionismo, impulsività) e modi di pensare distorti, altrettanti fattori scatenanti come ad esempio l’influenza dei mass media o un evento, possono determinare vere e proprie fissazioni relative al peso, all’alimentazione o all’immagine che si creda abbia il proprio corpo.

Il Disturbo del Comportamento Alimentare  è visto come un disturbo plastico in quanto adattabile e flessibile ai decorsi storici; i fattori platoplastici, come il culto della magrezza, abbozzano la fenomenologia del malessere senza determinarlo. Ma bisogna poi fare i conti con le difficoltà, lo stress, i commenti critici sull’aspetto fisico.

Ecco allora che arriva la “soluzione”: la dieta.

Ma quando la dieta diventa pericolosa?

La dieta diventa pericolosa quando non prescritta da uno specialista e quando vengono attuati comportamenti sbagliati per controllare il peso quali digiuno, vomito, uso di lassativi.

Per questo le diete sono un fattore di rischio per i DCA. E le distorsioni come ad esempio la paura pervasiva di ingrassare, il sentimento di sconfitta quando “si cede”, l’intollerenza di fronte al cedimento stesso, la rigidità e la dura disciplina (il controllo) diventano difficili da contrastare senza un aiuto. Così anche gli stessi fattori di mantenimento del disturbo, come anche sentirsi bene col proprio corpo che fornisce un feedback positivo, perpetuano il circolo vizioso, un circolo che vede la comorbilità con altri disturbi come ansia e depressione con forti ripercussioni sull’aspetto sociale (isolamento) e psicologico (scarsa concentrazione, instabilità emotiva). Anche le problematiche fisiche conseguenti sono importanti, tra queste astenia, disturbi gastrointestinali, bassa frequenza cardiaca, osteoporosi, problemi dermatologici. I DCA se non trattati hanno una prognosi di tipo ingravescente e cronica e possono condurre a situazioni mediche importanti. La corretta informazione è un primo passo verso la prevenzione.

Dott.ssa Monica Lasaracina

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