Disturbi del comportamento alimentare: si può tornare al benessere?

Disturbi del comportamento alimentare si può tornare al benessere

Quando si parla di disturbi del comportamento alimentare (DCA) ci si rende conto che per molti la ragazza “anoressica” è quella molto magra che digiuna, mentre la “bulimica” è la ragazza più formosa che vomita.

Forse questo è ciò che i film lasciano passare ma nella realtà i DCA non si limitano semplicemente ad essere caratterizzati dall’esser sovrappeso o sottopeso, ma hanno un quadro sintomatologico di gran lunga più complesso.

Cosa fare in caso di disturbi del comportamento alimentare?

Agganciare chi soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare, dal punto di vista motivazionale, è il primo ostacolo che i terapeuti devono affrontare.

Queste persone, infatti, quasi mai intraprendono un percorso di loro spontanea volontà, o se lo fanno sono scettiche quando messe nella condizione di dover valutare i pro e i contro del cambiamento.

Solitamente le pazienti appena arrivate in terapia si trovano in uno stato di precontemplazione e sono ancora convinte che il disturbo sia la soluzione migliore ai problemi e che porti solo benefici e nessun costo. In un secondo momento “contemplano”,  sono combattute e confuse quando iniziano a riconoscere svantaggi del disturbo e benefici di cui godrebbero se ne fossero libere. Questa è la fase di dissonanza in cui le pazienti solitamente hanno imparato a pensare razionalmente ma, nei fatti, non riescono ancora a liberarsi del controllo, fulcro dei DCA. Solo in un terzo ed ultimo momento, sono determinate all’azione quando finalmente capiscono che i costi sono più pesanti dei benefici.

In caso di disturbi del comportamento alimentare cosa si può fare? Si può tornare al benessere?

La strada è faticosa e il percorso può prevedere degli ostacoli, ma sì, in caso di disturbi del comportamento alimentare si può tornare al benessere.

I primi miglioramenti osservabili sono il recupero del peso, la diminuzione/scomparsa delle abbuffate, del vomito autoindotto e di altri metodi compensativi (clisteri, lassativi, attività fisica messa in atto allo scopo di non assimilare) e la normalizzazione delle abitudini alimentari.

Poi si assiste alla remissione dei sintomi psicologici e all’acquisizione di una vita sociale appagante, mentre i disturbi dell’immagine corporea persistono ancora molto tempo dopo.

Ricadute (il sintomo riappare a breve distanza, meno di un anno) e recidive (il disturbo emerge dopo molto tempo dalla sua scomparsa) sono piuttosto frequenti e chi ha avuto in passato un DCA può ricorrere al vecchio sintomo in presenza di eventi destabilizzanti.

Le persone guarite con successo a seguito di una psicoterapia cognitivo-comportamentale conservano a lungo i progressi e portano nel loro bagaglio le strategie per eventualmente gestire o addirittura prevenire di ricadere nel baratro.

Dott.ssa Monica Lasaracina

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