Come trattare i nostri pensieri negativi? Ecco i risultati di una ricerca.

Come trattare pensieri

Può capitare di avere dei pensieri sgraditi, più o meno persistenti. Di fronte a tale situazioni come dovremmo comportarci? Come dovremmo trattare i nostri pensieri negativi?

Come è ben noto i nostri pensieri hanno un ruolo ed un’influenza su come noi ci sentiamo e ci comportiamo.

Attraverso numerose ricerche condotte da psicologi clinici, siano state sperimentate numerose tecniche e strategie per poter “trattare” i nostri pensieri,.

Una recente ricerca ci spiega come poter trattare i nostri pensieri negativi, ossia come poter gestire  e  modificare il contenuto dei cattivi pensieri.

Già Beck, nel 1993, scriveva “Per modificare il contenuto dei cattivi pensieri si può intervenire in vari modi: in maniera esplicita e diretta, grazie a meccanismi di autopersuasione, oppure andando alla ricerca di appropriate informazioni capaci di favorire l’imporsi di pensieri più rassicuranti”.

Si potrebbe anche tentare di cambiare il modo di interpretare i pensieri, ovvero intervenire sul loro significato e renderli “meno minacciosi”.

Nonostante vi siano queste strategie per poter trattare i nostri pensieri, accade spesso e soprattutto con i cattivi pensieri che tali strategie mentali non siano semplici da mettere in atto e quindi malgrado gli sforzi che facciamo per allontanare, scacciare ed ignorare tali pensieri … questi paradossalmente siano più presenti di prima.

Una recente ricerca ci ha fornito una strategia più semplice ed efficace: trattare i nostri pensieri negativi come oggetti.

Cosa significa trattare i nostri pensieri negativi come oggetti?

Cosa facciamo nella nostra vita quotidiana quando un oggetto non ci serve più? Semplicemente, lo buttiamo!

Perché quindi non immaginare che anche i nostri pensieri, quelli che pericolosamente continuano a manifestare la loro presenza, malgrado gli sforzi per allontanarli dalla mente, possano essere  trattati come oggetti e finire nella spazzatura?

Nell’esperimento condotto in laboratorio (Brinol, Gasco, Petty e Horcajo, 2013) ai partecipanti veniva richiesto di scrivere una lista di pensieri, o positivi o negativi, riguardanti un determinato evento. In seguito si chiedeva ad un gruppo di partecipanti di staccare il precedente foglio scritto dal quaderno e di gettarlo in un cestino; ad un altro gruppo di staccare il foglio dal quaderno di conservarlo con cura. L’esperimento si concludeva chiedendo ai partecipanti di esprimere la loro posizione in merito all’evento sul quale avevano scritto la loro lista di pensieri.

I risultati dell’esperimento?

I partecipanti che avevano buttato la loro lista di pensieri negativi nel cestino, che avevano quindi “considerato i loro pensieri come spazzatura” successivamente riuscivano a modificare e cambiare la valenza dei pensieri precedentemente scritti; chi invece li aveva conservati con cura, aveva amplificato la valenza dei pensieri custoditi.

L’esperimento condotto, sebbene necessiti di ulteriori conferme ed altri studi, apre la strada a vari scenari applicativi. Tra questi notevole importanza ne deriva per il campo psicoterapeutico.

I pensieri negativi potrebbero essere gestiti visualizzandoli come oggetti che transitano nella propria mente, che vengono catturati nel momento in cui si trasformano in materiale verbale scritto, destinato a diventare spazzatura e quindi ad uscire dall’esperienza psicologica del soggetto.

Al contrario, i pensieri positivi, potrebbero essere scritti e conservati di modo da poterli recuperare nei momenti di difficoltà.

BIBLIOGRAFIA:

  • Briand M. (2013), “Brutti pensieri nella…spazzatura” – Psicologia Contemporanea, 238,50.
  • Brinol, Gasco, Petty, Horcajo (2013), “Treating thoughts as material objects can increase or decrease their impact on evaluetion”, Psychological Science, 24, 41-47.
  • Arcuri (2013), “Quando i pensieri prendono corpo”, Psicologia Contemporanea, 239.
  • Beck (1993), “Cognitive therapy: past, present and future”, Journal of Counsulting and Clinical Psychology, 61, 194-198.

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