Autolesionismo in adolescenza: farsi del male per stare un po’ meglio.

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L’autolesionismo in adolescenza sta divenendo un fenomeno molto più frequente.
In letteratura sono rintracciabili numerosi contributi sulle caratteristiche e sulle motivazioni dell’autolesionismo – chiamato nello specifico autoferimento.

Il termine autolesionismo – detto anche autoferimento – viene descritto dall’espressione inglese Non Suicidal Self Injuri (NSSI).

L’autoferimento è un fenomeno in rapida crescita con prevalenza del 12-39% tra la popolazione normativa, con esordio adolescenziale tra i 12 ed i 14 anni.

L’autoferimento si connette a tutti quei comportamenti deliberati e direttamente finalizzati all’alterazione della superficie corporea.

Questi comportamenti non sono socialmente accettati e portano a delle lesioni corporee, per esempio tagli sulle braccia, sulle gambe, …Le pratiche di autoferimento sono, inoltre, prive di intento suicidario.

Ma perché si mettono in atto comportamenti di autoferimento?

Leinbenluft illustra la fenomenologia di tale comportamento.

L’autoferimento è spesso dovuto ad eventi precipitanti, come ad esempio un abbandono o una minaccia di abbandono sia essa reale o percepita, che provoca nel giovane ragazzo la nascita di emozioni negative. L’adolescente tuttavia non essendo in grado di esprimere o gestire queste emozioni negative mette in atto comportamenti di autoferimento, spesso preceduti da stati di derealizzazione/depersonalizzazione.

Tali comportamenti autolesivi si configurano, quindi, come una strategia di coping non adattiva.
Con l’autoferiemtno una sofferenza ingestibile viene sostituita attraverso il dolore fisico, come nel tentativo di voler mettere alla luce il proprio dolore.

Per quale motivazione si mettono in atto comportamenti di autoferimento?

L’autoferimento può essere messo in atto per due tipi di motivazioni:

1. motivazioni intrapsichiche: dove il praticarsi degli atti autolesionistici diviene per l’adolescente una strategia regolatoria dello stress.
2. motivazioni interpersonali: dove il praticarsi degli atti autolesivi è utile all’adolescente per poter modificare il proprio ambiente sociale.

Aspetti intrapsichici ed aspetti interpersonali interagiscono nel modello del “Four Function Model” di Nock che si basa sui concetti di rinforzo e di contingenze.

Quale è la funzione dei comportamenti di autoferimento?

Combinando rinforzi e contingenze delle precitate motivazioni, un comportamento di autoferimento può avere per l’adolescente una funzione di:

1. rinforzo automatico positivo: tramite gli atti autolesionistici il ragazzo si crea uno stato desiderato, spesso di intorpidimento e derealizzazione.
2. rinforzo automatico negativo: tramite l’autoferimento l’adolescente riesce ad eliminare o ridurre situazioni cognitive e/o affettive negative.
3. rinforzo sociale positivo: il ragazzo usa l’autolesionismo per ottenere attenzione o comunque per avere delle risorse dall’ambiente.
4. rinforzo sociale negativo: l’adolescente può usare le pratiche autolesive per evitare richieste o compiti interpersonali.

Nock stesso sottolinea come l’autoferimento possa essere usato come un segnale sociale ad alta intensità, quando forme di comunicazione meno intense, come ad esempio il dialogo, il pianto o le urla, non sono andate a buon fine. L’autoferiemento potrebbe quindi indicare sia un disagio per il quale l’adolescente sta richiedendo attenzione e cure, sia una dichiarazione di forza, per poter evitare minacce o rafforzare i legami sociali tra coetanei.

Ma qual è la causa, l’origine dei comportamenti di autoferimento?

Sicuramente non è riscontrabile un’unica causa per l’autoferimento, il quale essendo un fenomeno complesso implica al suo interno una pluralità di fattori concorrenti, quali fattori genetici, ambientali, familiari e temperamentali.

Tra i fattori familiari si ricorda la qualità della relazione con i genitori, fra quelli interpersonali si rileva una maggior quantità di relazioni connotate dall’aggressività, infine tra quelli individuali l’implusività.

Gli aspetti fondamentali dell’impulsività legata alle condotte autolesive sono in primo luogo la scarsa premeditazione ed in secondo luogo l’urgenza negativa, ovvero la tendenza ad agire in maniera impulsiva quando si esperiscono esperienze negative.

In conclusione, quindi, l’autoferimento deriva da un’incapacità a regolare in maniera efficace le emozioni negative, che associandosi all’impulsività ed all’urgenza negativa determinerebbe azioni impulsive a carattere autolesivo.

L’autoferimento, quindi, rappresenta una modalità di regolazione emozionale disfunzionale centrata sul corpo utilizzata per sopperire a strategie di regolazione più mature ed evolute, le quali tuttavia si sviluppano attraverso esperienze relazionali positive.

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