A cosa serve l’ansia? A motivarci.

A cosa serve l'ansia? A motivarci.

A cosa serve l’ansia“? Domanda che spesso ci poniamo ed alla quale altrettanto spesso non riusciamo a rispondere da soli.

Altrettanto spesso sentiamo che l’ansia – o meglio la paura – in “una giusta dose” è positiva, in quanto ci spinge ad agire e soprattutto ci consente di fronteggiare il pericolo e di superarlo.

Pensiamo, per esempio, alla seguente situazione: un colloquio di selezione per un nuovo lavoro. Sicuramente prima di recarci al colloquio ci sentiremo ansiosi: le mani suderanno, il cuore batterà più veloce e ci passeranno tanti pensieri e magari dubbi per la testa; se l’ansia si presenta in maniera lieve saremo in grado di affrontare la situazione in modo funzionale; se, al contrario, si presenta in maniera eccessiva magari ci bloccheremo ed alla fine decideremo di non andare al colloquio.

Quindi, a cosa serve l’ansia?

L’ansia positiva, quella in “giusta dose” che riusciamo a gestire autonomamente, ci avverte che qualcosa attorno a noi non va e contemporaneamente ci aiuta a superare le piccole difficoltà quotidiane .

L’ansia negativa, quella esagerata che non riusciamo a gestire, ci fa comportare in maniera disfunzionale ed il più delle volte ci allontana dai nostri obiettivi.

Perciò, se da un lato l’ansia può essere un utile strumento; dall’altro lato, invece, può essere per noi dannosa.

L’ansia è uno strumento a nostra disposizione che ci serve per raggiungere dei risultati oppure è una minaccia per noi?

Dal momento che l’agitazione è: da un lato un riflesso della paura di ciò che non conosciamo, che non ci è familiare, ed dall’altro lato un promemoria di ciò che potrebbe andare male; potremmo utilizzarla al meglio agendo “come se”, ovvero provando ad agire come se il risultato finale delle nostre azioni non fosse quello che ci immaginiamo (negativo ed a volte drammatizzato) ma al contrario come quello che si vorrebbe che accada.

Proviamo a chiederci, dinanzi ad una situazione per noi ansiogena, qual’è la nostra paura più profonda? E, dall’altro lato, qual’è invece la nostra speranza in quella situazione?

Torniamo all’esempio del colloquio di lavoro di cui stavamo parlando prima. Il nostro timore potrebbe essere quello di non passare quel colloquio, e magari … di non superare mai più nessun colloquio di lavoro, e sempre salendo di intensità di non poter più lavorare e conseguentemente di avere grandissimi problemi quotidiani nel mantenimento della famiglia, della casa, etc etc.

Proviamo ora a scrivere tali nostre angosce ed a dirle ad alta voce.

Informiamoci su ciò che potrebbe realmente accadere se una di tali paure si verificasse. In secondo luogo, proviamo soprattutto a scrivere cosa accadrebbe se si verificasse ciò che in realtà speriamo.

Dato che l’immaginazione e la creatività hanno infinite possibilità e sfaccettature, cerchiamo di rappresentarci quale sarebbe il risultato migliore possibile. Di fronte al nostro colloquio di lavora, cosa potrebbe accadere nella migliore delle ipotesi possibili?

Proviamo ad immaginarci una storia, magari anche dettagliata, come se l’evento fosse già accaduto.

Riformuliamo gli esiti negativi, che magari sono i primi ad apparirci per cattive abitudini di pensiero e ricordiamoci che abbiamo già vissuto delle sfide in passato e che da queste avremo sicuramente imparato qualcosa e che comunque ne siamo usciti.

Così facendo potremmo trasformare l’ansia in un energia positiva, che ci aiuta a ci motiva a raggiungere proprio quella “fantasia positiva” che abbiamo appena fatto.

Siamo consapevoli del fatto che l’ansia può essere il tentativo di comunicare un messaggio o una spinta ad agire proprio per cambiare le nostre abitudini ed i nostri modelli di pensiero. Utilizziamo al meglio come motivatore.

Se desideri avere maggiori informazioni clicca qui oppure contatta la Dott.ssa Claudia Distefano mandando una email al seguente indirizzo info@psicologicamenteok.com o telefonicamente al 3663854258.

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