Si deve pur decidere! Il Decision Making.

Decision Making si deve pur decidere

La nostra vita è fatta di decisioni!

Ogni giorno siamo chiamati a fare delle scelte nella nostra quotidianità, dalle più semplici alle più complesse e rischiose. In alcuni casi prendiamo delle decisioni “automatiche” in altri, invece, abbiamo difficoltà a scegliere tra più azioni.

Ma cosa accade realmente quando prendiamo una decisione? In base a quali meccanismi cognitivi, individuali o collettivi, ogni giorno scegliamo?

La decisione è una scelta di intraprendere una determinata azione tra più alternative considerate, o più precisamente il “Decision Making” è descrivibile come un atto di decisione rappresentato da un ragionamento di scelta dell’alternativa più adeguata all’interno di una serie di opzioni.

Prendere delle decisioni solitamente richiede la valutazione di almeno due alternative che differiscono rispetto a diversi attributi.

Il Decision Making è un’attività cognitiva complessa caratterizzato dai seguenti obiettivi:

  • Minimizzare il peso emotivo dovuto alla presenza di valori conflittuali tra alternative
  • Raggiungere decisioni socialmente accettabili e giustificabili
  • Prendere decisioni accurate che massimizzano i vantaggi, ovvero l’utilità soggettiva ricavabile dal decisore
  • Minimizzare lo sforzo cognitivo per acquisire ed elaborare le informazioni.

La strategia utilizzata per prendere delle decisioni varia sicuramente rispetto a fattori individuali e contestuali.

Secondo la “Teoria dell’utilità attesa” (Von Neumann e Morgenstern, 1944) chi compie una scelta dovrebbe optare per l’alternativa che comporta la maggiore utilità. Tuttavia Simon (1956) fu uno dei primi ad approfondire sistematicamente le differenze esistenti tra il modello della scelta razionale ed il reale comportamento degli esseri umani. L’individuo infatti non ragiona sempre in “maniera perfetta” e quindi nella capacità di presa delle decisioni interferiscono sia fattori interni (es: memoria a breve termine limitata, attenzione selettiva,…) sia fattori esterni (es: qualità e quantità delle informazioni).

Di fatto la realtà quotidiana ci dimostra come solo in pochi casi l’individuo utilizzi strategie decisionali che implicano l’elaborazione completa di tutte le informazioni rilevanti. Il più delle volte per scegliere facciamo ricorso alle cosi dette “Euristiche”.

Le euristiche, dal verbo greco εὑρίσκω letteralmente “scopro”, sono delle “scorciatoie cognitive” che ci consentono di giungere rapidamente a formulare dei giudizi;esse semplificano la complessità del valutare la probabilità di un evento e consentono di prendere una decisione in maniera più rapida. Sono strategie decisionali più maneggevoli dal punto di vista dell’economia mentale.

Alcune delle più comuni euristiche che utilizziamo sono quelle della:

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  • Rappresentatività: la probabilità di un evento è stimata in funzione del grado di somiglianza con le proprietà essenziali della popolazione cui appartiene. Volendo fare un esempio: “Una persona è descritta come ritirata, timida e mite. Che lavoro potrà svolgere? Bagnino, trapezista o bibliotecario?” A questa domanda potremmo rispondere con la professione di “Bibliotecario”, poiché le caratteristiche di personalità di questo soggetto sono affini, rappresentano quelle “tipiche” del bibliotecario nell’immaginario comune.
  • Disponibilità: le persone valutano la probabilità di un evento giudicando la facilità con cui riescono a ricordarsi i casi in cui si è verificato. Volendo riportare un esempio: “Se viene chiesto a dei disoccupati di stimare il tasso di disoccupazione nelle loro città, essi tenderanno a sovrastimare questo dato, al contrario di quanto si otterrebbe se si ponesse la stessa domanda a persone non disoccupate, che tenderebbero a sottostimare la percentuale (Nisbett e Ross, 1989). La ragione di ciò è che i disoccupati recuperano più facilmente dalla memoria esempi di persone disoccupate, siano se stessi in primo luogo o siano ex colleghi, amici o persone che incontrano all’ufficio collocamento, e su questi si basano per fornire la loro stima, anziché ricercare e utilizzare informazioni maggiormente attendibili e fare un’analisi più obiettiva.”
  • Ancoraggio – accomodamento: in situazioni di incertezza le persone per formulare in giudizio tendono ad ancorarsi a conoscenze note ed ad “ancorare” ad esse il loro giudizio.

Ma da cosa siamo influenzati quanto prendiamo delle decisioni?

Sicuramente quando prendiamo delle decisioni tendiamo a raccogliere il maggior numero delle informazioni in maniera accurata ed a calcolare il rapporto tra “pro” e “contro”, costi e benefici, per ognuna delle opzioni a nostra disposizione. Ciò avviene grazie alla nostra “componente razionale” che ci consente di ridurre i margini di incertezza, e quindi conseguentemente di errore, della situazioni quotidiane. Tuttavia effettuare una decisione in maniera “totalmente razionale” è possibile solo ed esclusivamente quando si conoscono tutti i dati e le possibili interferenze di una situazione.

Ciò purtroppo nella vita quotidiana accade assai raramente.

Il “decisore”, infatti, non è “onnipotente”. Nelle sue scelte interferiscono sempre e comunque fattori di altra natura, quali l’ambiente esterno, le emozioni, l’apprendimento passato.

Nel prendere una decisione un ruolo fondamentale viene ricoperto proprio delle emozioni, esse detengono una “funzione costruttiva nelle forme più elevate dell’esperienza umana”. Numerosi studi hanno sottolineato come, solitamente, gli individui si affidano alle emozioni o alle sensazioni affettive quando le situazioni da valutare sono complesse o quando limiti di tempo rendono impossibile il valutare ogni alternativa con precisione. Nel processo di selezioni di alternative vi è, quindi, una interazione continua tra valutazione e regolazione emozionale.

Nel prendere le decisioni, infine, ci troviamo spesso ad attingere dal nostro bagaglio di esperienze. Il passato diventa, quindi, esperienza per l’individuo quando riflettendo sulle proprie scelte, costruisce e si appropria di nuovi elementi che utilizzerà in futuro.

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