Il pensiero ottimista e la riformulazione positiva.

Il pensiero ottimista e la riformulazione positiva

Lo stile di pensiero ottimista è un’abilità che consente alle persone di sviluppare una maggiore resilienza, di superare le avversità ed le situazioni problematiche che incontrano nella loro vita.

Lo stile di pensiero ottimista è comprensibile alla luce della metafora del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Come mai uno stesso bicchiere può, da alcune persone, essere percepito come “mezzo pieno” ed da altre “mezzo vuoto”?

Questo accade perché, fuor di metafora, uno stesso evento può essere considerato positivamente o negativamente da persone differenti.

La riformulazione positiva è una strategia utile per rivedere gli eventi in maniera positiva; una ristrutturazione di pensiero in veste ottimista. Essa non cambia la situazione ma può certamente ridurne gli effetti negativi.

Il pensiero ottimistico e la riformulazione positiva possono essere utilizzate al fine di ristrutturare le cognizioni, spesso di stampo disfunzionale, che ci portano a vivere quotidianamente dei disagi.

La riformulazione positiva consiste, quindi, nel cercare d vedere le cose in una luce maggiormente positiva, alla ricerca di qualcosa di buono in quello che è accaduto.

Difatti, spessissimo rimaniamo “intrappolati” nei nostri schemi di pensiero, i quali ci conducono poi ai nostri schemi di azione e ci impediscono di cambiare, di scoprire nuove modalità di fronteggiamento ed evolvere. La riformulazione positiva ci consente di scoprire nuove parti di noi, concentrandoci sui punti di forza, e di modificare la “lente” attraverso cui ci approcciamo alla realtà.

Selingman, studioso che per primo si interessò all’ottimismo ed al pensiero positivo, sottolineava come le abitudini di pensiero non devono durare per sempre; difatti, noi possiamo scegliere il nostro modo di pensare ed “imparare l’ottimismo” ed il pensiero positivo apprendendo nuove abilità cognitive.

Il pensiero ottimista e la riformulazione positiva ci aiutano ad imparare ad essere felici. La felicità, come sosteneva Goldwurm, non va intesa come un’emozione fugace e fuori dal controllo della persona, ma come una condizione di lungo respiro che dipende dai propri valori, atteggiamenti, stili di vita e dalla propria visione del mondo interno ed esterno.

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